La famiglia fondata sull’amore

Quando si affrontano temi come quello della famiglia e delle sue nuove forme, si rischia di abbandonare il terreno principale e di prendere vie traverse che finiscono col non portare a , e fin troppo spesso accade che ci si barrichi in posizioni intransigenti che uccidono il dialogo e che rischiano persino di degenerare in conflitti sociali.
Credo profondamente nella famiglia, nei suoi legami e nella sua ricchezza e sinceramente provo denigrante ridurre la famiglia ad un nucleo riproduttivo, il luogo in cui si sfornano figli come se fossimo esseri privi di ragione e sentimenti, innanzitutto perchè mettere al mondo un figlio non significa semplicemente generarlo, così come decidere di formare una famiglia non significa semplicemente mettere due firme e giurare di amare ed onorare per tutta la vita e dimenticarsene dopo qualche anno.
Ed è proprio perchè la famiglia rispecchia la società che credo che sia quanto mai importante dare dignità a tutte le forme di famiglia; con questo non intendo dire che tutte le forme di famiglia debbano necessariamente avere lo stesso statuto giuridico, ma dico che tutte le famiglie devono essere riconosciute, rispettate ed aiutate. La grande conquista della modernità nel campo familiare è stata l’idea che una coppia dovesse prima di tutto essere fondata sull’amore, inteso come rispetto, aiuto, costanza, devozione; per secoli sono esistiti i matrimoni “combinati” in cui l’amore non era importante e accadeva persino che ragazzine venissero date in moglie a uomini più che adulti; la seconda e fondamentale conquista è stata la parità fra uomo e donna all’interno del nucleo familiare e l’annullamento della patria potestà in vantaggio della più equa potestà genitoriale.
Ora va da sè che se è l’amore il fondamento di una coppia tutte le coppie hanno pari dignità e che non vi sarà differenza di sentimento fra coppie eterosessuali ed omosessuali.
La regione dovrebbe ideare degli appositi registri per nuclei familiari di fatto.
E dovrebbe farlo per vari motivi.
Le leggi ( anche quelle regionali) dovrebbero nel limite del possibile seguire anche l’andamento socio culturale: basti pensare alla vendita dei contraccettivi come il preservativo e la pillola anticoncezionale, demonizzati da alcune morali, sono stati introdotti per la salvaguardia della salute pubblica e la tutela delle donne, non credo che gli italiani accetterebbero di buon grado la messa al bando degli anticoncezionali solo perchè una specifica morale vieta l’uso degli anticoncezionali, e anche coloro che sostengono di aderire ad un certa morale ammetteranno non solo di farne uso ma di ritenere anacronistico ogni tentativo di imporre la messa al bando di simili metodi; stesso parallelismo potrebbe essere fatto con il voto alle donne: per secoli si è ritenuto che le donne fossero esseri inferiori e meno intelligenti e pertanto privi dei diritti politici, ma le leggi si sono dovute adattare a quelle che erano le tendenze socio-culturali (anche rivoluzionarie) che sostenevano il suffragio universale; stessa cosa vale per I diritti dei lavoratori, la difesa dell’infanzia da abusi e maltrattamenti, l’istruzione pubblica, la sanità pubblica; tutti principi disciplinati solo in epoca recente e solamente grazie alle battaglie socio-politiche.
Il secondo è che non v’è alcun motivo di credere che se si desse dignità ai nuclei familiari di fatto, istituendo dei registi regionali appostiti, allora l’istituzione di famiglia tradizionale verrebbe danneggiata, e questo è facilmente dimostrabile: è sotto gli occhi di tutti l’aumento dei divorzi fra gli italiani e la diminuzione esponenziale delle nascite , eppure tutto ciò non dipende dall’esistenza delle coppie di fatto, ma più semplicemente da mutati costumi sociali.
Dire no ai registri regionali tanto per dire no rischia solamente di aggravare l’emergenza sociale dell’omofobia ed in un certo senso di acconsentire tacitamente a tutte quelle manifestazioni di violenza e di odio ai danni delle coppie non eterosessuali, fomentando silenziosamente una pratica discriminatoria su basi sessuali.
Il terzo è l’adeguamento con gli altri stati dell’Unione Europea: Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Regno Unito, Repubblia Ceca, Slovenia, Svezia, Spagna.

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