Tommaso Montebello

Cosa voterò al referendum

Inserito da Montebello Tommaso il mercoledì 17 giugno 2009

Domenica 21 e Lunedì 22 oltre che votere i ballotaggi per eleggere i Sindaci ed i Presidenti di Provincia, in tutta Italia si voterà per un importantissimo referendum abrogativo riguardante la legge elettorale. Sono consapevole che la materia è piuttosto complicata ed a causa delle elezioni Europee ed Amministrative l’argomento non è stato approfondito molto e numerose persone voteranno senza sapere bene di cosa si tratta, e sopratutto per indicazione di partito e non secondo coscienza.

Innanzi una premessa, ormai più di un anno fa anche io ho contribuito a raccogliere le firme per questo referendum nella speranza di costringere il Parlamento che allora era composto da una maggioranza di Centro-Sinistra a modificare la legge elettorale in modo da reintrodurre le preferenze e ridurre l’eccessiva frammentazione.

La storia ha fatto il suo corso, il Governo Prodi è caduto e le elezioni Politiche sono state vinte dal PDL e dalla Lega. In seguito a queste elezioni il nuovo parlamento è composto da soltanto 6/7 partiti contro i più di 20 della scorsa legislatura, nonostante questa semplificazione ritengo sia ancora necessario modificare la legge elettorale visto che mette nelle mani di poche persone il potere di nominare chi dovrebbe rappresentarci.

I 3 quesiti referendari sono i seguenti:

Referendum n. 1 (Scheda di colore viola) Elezione della Camera dei deputati

Il quesito propone di abrogare la possibilità di collegamento tra liste e l’attribuzione alla coalizione di liste più votata del premio di maggioranza nazionale. Alla Camera dei deputati, in caso di vittoria del Sì, il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che ottiene il maggior numero di voti validi nelle circoscrizioni del territorio nazionale.

Referendum n. 2 (Scheda di colore beige scuro) Elezione del Senato della Repubblica

Il quesito propone di abrogare la possibilità di collegamento tra liste e di attribuzione del premio di maggioranza regionale alle coalizioni di liste più votate in ciascuna regione. Al Senato della Repubblica, in caso di vittoria del Sì, il premio di maggioranza viene attribuito alle liste singole (e non più alle coalizioni di liste) che ottengono il maggior numero di voti validi in ciascuna regione.

Referendum n. 3 (Scheda di colore verde chiaro) Disciplina delle candidature

Il quesito propone di abrogare la possibilità, per la stessa persona, di candidarsi contemporaneamente in più di una circoscrizione. In caso di vittoria del Sì, viene abrogata la facoltà di candidarsi contemporaneamente in più circoscrizioni alla Camera dei deputati o in più regioni al Senato della Repubblica.

La legge che ne uscirebbe apportando queste modifiche è pessima e molto pericolosa, in quanto praticamente identica alla famosa legge Acerbo, quella con la quale si votò per l’ultima volta democraticamente nel 1924 e permise la nascita del regime dittatoriale in Italia.

Io personalmente andrò a votare, in quanto amante della Costituzione Italiana ed in quanto credo che non votare sia sbagliato ed anti-democratico. E’ vero che la Costituzione prevede che il referendum abrogativo non sia valido se non va a votare almeno il 50%+1 degli aventi diritto di voto, però il vero spirito di questa norma è per evitare che una minoranza possa scegliere per tutti e non che l’astensione sia usata come un arma contro il referendum.

Andrò a votare e voterò No ai quesiti 1 e 2 (scheda viola e beige scuro), mentre voterò Si al terzo quesito (scheda verde chiaro).

Il motivo è il seguente:

Probabilmente la cosa più semplice da fare è non andare a votare, ciò farebbe mancare il quorum e quindi renderebbe non valido il referendum.
Questa scelta politicamente però è discutibile, infatti i partiti di maggioranza incomincerebbero a dire che agli italiani la legge elettorale non interessa e che va bene quella esistente.

Lo scopo di questo referendum invece è quello di costringere il parlamento a modificare la legge elettorale ed introdurre le preferenze.

Invito tutti ad andare a votare come farò io, in modo da eliminare una delle abitudini più scorrette ed usate da tutti i partiti, ovvero candidare i personaggi più importanti in tutti i collegi d’Italia per poi scegliere chi far eleggere ad urne chiuse prendendosi gioco dei cittadini. Toccando questo fortissimo privilegio in mano ai segretari di partito si spingerà il parlamento a legiferare nuovamente introducendo finalmente le preferenze.

Inserito in: Politica Nazionale.

3 Risposte a “Cosa voterò al referendum”

  1. Angelo dice:

    Ciao Tommaso, riporto anche sul tuo blog la mia opinione sui quesiti del referendum:

    tutti noi preferiremmo votare con altri sistemi (personalmente uninominale o anche un sistema misto tipo Vassallum o un uninominale doppio turno alla francese) ma dovendo confrontarsi con questo referendum (che ha già fallito il suo proposito originale quello ,cioè, di servire come “pistola” sul tavolo dei legislatori)…comunque ,fondamentalmente una volta che rimane fissa la quota di maggioranza dei 340 seggi alla camera (quindi una maggioranza bella ampia) viene meno l’esigenza di ridurre quanto più possibile la frammentazione. Anche in prospettiva “strategica”, diciamo così, io non credo che il Pd o chi per esso possa battere il centrodestra senza l’apporto della sinistra, più o meno radicale e dell’idv. E dal momento che alla Camera sarebbe una lotta fino all’ultimo voto sul piano nazionale, è necessario avere la possibilità di allearsi con i partiti più affini (avendo però il buon senso di non rifare l’Unione…diciamo anche che se oggi posso permettermi di nutrire una speranza del genere è perché il quadro partitico si è già mosso sulla strada della semplificazione). Diciamo anche che se un domani il Pd dovesse vincere chessò con il 35%, più un 4-5% che gli viene da una lista di sinistra ad esso alleata, 340 seggi significherebbe poter fare anche a meno di subire i ricatti dell’alleato…sempre se le proporzioni rimangono qualcosa di simile a queste che ho detto per fare un esempio, ecco.

    Per il Senato invece, poiché il meccanismo dei premi di maggioranza regionali è la madre di tutte le Porcate, la situazione sarà sempre più instabile; lì c’è davvero bisogno che se la giochino soggetti quanto più omogenei possibili, e dunque a mio avviso una legge elettorale che spinga alla creazione di liste unitarie – possibilmente omogenee – è auspicabile.

    Il fatto è che questo referendum lascia molto poco spazio di manovra, ed anche le conseguenze delle modifiche che propone non sono univoche, ma soggette ad interpretazione e soprattutto ai comportamenti che decideranno di tenere i partiti in seguito a queste modifiche. Per me potrebbe benissimo funzionare (perlomeno, mi andrebbe già meglio di quello attuale, e non ci vuole molto direte voi…) un sistema in cui da una parte, alla Camera, ci si presenta in coalizioni, ciascun partito con il proprio simbolo, e ce la si gioca all’interno della coalizioni (chi ci vuole stare) quanto a peso relativo “interno”, tanto poi la coalizione vincente la maggioranza la trova; al Senato però ci sarebbe poco da fare, si presenta la lista più forte (o una che si richiami a quella maggioritaria in maniera evidente) e al suo interno trovano spazio, per diritto di tribuna, anche alcuni alleati, non in numero preoccupante magari. Finirebbe per somigliare molto, alla fine, al sistema che si aveva per la Camera col mattarellum, cioè la doppia scheda: su quella maggioritaria si votava il candidato della coalizione (che non era necessariamente del partito più forte), mentre attraverso la proporzionale si assegnavano i pesi relativi dei vari partiti, alleati o meno non faceva differenza, all’interno del 25% che la legge riservava al proporzionale.

    Concludendo voterò: No
    Si
    Si

  2. Montebello Tommaso dice:

    Credo che anche questa sia una scelta condivisibile, secondo me l’importante è che non vincano i 3 si

  3. Alessio dice:

    Anche io pensavo di votare così. Potrei non presentarmi ma preferisco dare la mia opinione quando lo Stato me lo chiede.