Femminicidio: Rivoluzione Civile risponde ad Amnesty ed alcune proposte in quanto candidato

Lettera aperta indirizzata a Luisa Betti, in risposta al sul post “Femminicidio:il silenzio delle liste”.

Gentile dott.ssa Betti,
mi chiamo Tommaso Montebello e sono candidato alla Camera dei Deputati per Rivoluzione civile in Emilia Romagna. Sono d’accordo con quello che scrive: in questi anni la politica si è resa cieca, sorda e muta di fronte al fenomeno della violenza di genere. Qualche voce si è levata ogni anno in occasione del 25 novembre e dell’8 marzo, ma poco si è fatto di concreto. Rivoluzione Civile, però, ha risposto alle 10 domande di Amnesty compreso il punto sul femminicidio ( costituisce il punto 2 delle risposte)

Sappiamo che spesso i femminicidi sono “morti annunciate”, perchè l’apice di anni ed anni di violenze.
E’ importante che il Parlamento, con la prossima legislatura, presenti soluzioni a questo problema. E’ importante che la Convenzione di Instanbul non sia un semplice documento ratificato, ma un tracciato da applicare. E’ importante che i centri anti-violenza vengano supportati e finanziati, non chiusi ( come sta accadendo).
Credo che si debba fare una distinzione: soluzioni a breve termine e soluzioni a medio-lungo termine.
Porto solo alcuni esempi ( ma molto altro si può fare ), che in alcuni paesi sono stati messi in pratica.

Per quel che riguarda il breve termine si potrebbe lavorare sul sostegno alle donne che decidono di denunciare violenza: accanto al supporto psicologico è necessario il supporto materiale, ad esempio lo Stato potrebbe farsi carico delle spese legali della vittima che denuncia.
Inoltre potrebbero essere utilizzati i braccialetti elettronici per gli stalker: molti femminicidi in realtà sono compiuti da stalker ai quali era stato posto il divieto di avvicinarsi alla vittima e ai luoghi da lei frequentati, va da sè che il semplice divieto formale non è sufficiente.
Inoltre si potrebbero istituire corsi di autodifesa alle scuole superiori.

Sul lungo termine è invece importante che i giovani crescano con la consapevolezza che la violenza è sbagliata, e questo può accadere solo attraverso le scuole e dei programmi specifici che coinvolgano non solo i giovani e gli studenti, ma anche i genitori.
Penso anche che in famiglia, così come si cerca di insegnare che l’omicidio e il furto sono sbagliati, si dovrebbe cercare di comunicare che anche la violenza domestica e lo stupro sono sbagliati.

Solo attraverso una azione normativa di ampio respiro, la riduzione del divario fra i generi e attraverso una nuova cultura e rappresentazione delle donne si può sperare di combattere questo fenomeno.

Infine vorrei ricordare che ci sono anche vittime “indirette” della violenza, cioè i bambini. Save the Children e l’Onu hanno posto l’accento sui danni a lungo termine che la “violenza assistita” provoca sui bambini e sulle bambine. Si tratta di conseguenze devastanti per il loro sviluppo psicofisico. Da figlio, che ha avuto un buon padre, posso tranquillamente dire che un padre che picchia la madre in realtà non è un buon padre.

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Una risposta a Femminicidio: Rivoluzione Civile risponde ad Amnesty ed alcune proposte in quanto candidato

  1. Luisa Betti scrive:

    Gentile Tommaso Montebello, La ringrazio per la sua risposta al mio pezzo sul mio blog Antiviolenza del Manifesto, ma ci sono due punti che le voglio sottoporre: il primo è che la mia è una richiesta di presa di posizione pubblica dei tre leader dello schieramento a sinistra affinché nei loro interventi – dalle piazze, ai convegni, ai media – parlino pubblicamente di femminicidio e di Pas dando un diverso rilievo al problema rispetto a una agenda politica, al di là dei loro candidati e come presa di responsabilità personale, oltre che politica, sul tema; il secondo invece riguarda lo specifico del femminicidio – e quindi di tutto ciò che riguarda la violenza contro le donne fino anche alla soppressione fisica della donna in quanto tale – che è un fenomeno che, Le assicuro, non si risolve con il braccialetto per gli stalker. A questo proposito La invito a leggere gli interventi della tavola rotonda con i giudici organizzata da me e dalla giudice Antonella Di Florio a Roma a novembre – materiali – e a leggere la Convenzione No More! contro la violenza-femmincidio che indica chiaramente e in maniera strutturata la possibilità di interventi a breve e a lungo termine (come dice Lei) in Italia per contrastare il femminicidio a partire dalle raccomandazioni Onu (Cedaw e special Rapporteur Onu Rashida Manjoo) redatta e presentata in ottobre a cui hanno aderito migliaia di persone e associazioni tra cui appunto anche politici candidati e candidate oggi alle elezioni (http://www.nomoreviolenza.it/).
    In più Le segnalo che nel suo stesso schieramento, Frida Alberti e Sara Vatteroni, hanno una competenza sulla violenza contro le donne ma soprattutto sul diritto del minore e la PAs, come poche persone in Italia, e posizionarle così in fondo (soprattutto Vatteroni) significa non comprendere la gravità del fenomeno di cui stiamo parlando: ci saranno intere generazioni compromesse se nessuno porrà un freno e un rimedio a quello che sta succedendo nei tribunali italiani a proposito di affidamento.
    Grazie
    Luisa Betti

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