Riflessione sul riordino delle Province

L’Italia dei Valori ha sempre messo al centro delle sue battaglie la lotta agli sprechi del denaro pubblico, nella convinzione che lo sperpero sia un lusso che non possiamo permetterci e che soprattutto sia occasione di clientelismo e parassitismo. In coerenza con questa linea, IDV l’anno scorso realizzò la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare che richiedeva l’abolizione delle Province. L’iniziativa ebbe un notevole successo tra i cittadini, fece da traino all’opinione pubblica e determinò una presa di posizione netta a suo favore dalla stragrande maggioranza degli osservatori politici.
Nella Proposta per una contrmanovra di finanza pubblica 2012-2015 curata dall’On. Borghesi, veniva riportato il risultato di diversi studi da cui emerge che “si potrebbero risparmiare da 1,7 a 2 miliardi di euro all’anno per i costi legati ai consigli, alle giunte e i costi di sostegno a queste strutture politiche”. Il documento, datato luglio 2011, proseguiva con la proposta di procedere inizialmente “con una legge ordinaria che riducesse fortemente il numero delle Province incamerando un risparmio quasi immediato”.
Come è noto in seguito l’Italia dei Valori, considerata l’inerzia parlamentare e in coerenza col disposto costituzionale inattuato, si è opposta all’accorpamento delle Province e si è battuta per l’abolizione tout court dell’ente Provincia. La nostra legge di iniziativa popolare però cadde nel vuoto, inascoltata dal Parlamento “sordo” alle istanze popolari, snobbata da una maggioranza di Governo in tutt’altre faccende affaccendata fino ad essere travolta dallo tsunami economico-finanziario che ha portato al governo tecnico-istituzionale di “unità nazionale”. Ma ecco che il governo Monti, nella foga disperata della “spending review” ripesca la situazione Province e decide di metterci mano. Purtroppo la fretta è cattiva consigliera, e la mancanza di un chiaro mandato popolare, l’assenza di una maggioranza parlamentare omogenea e coesa non ha consentito la radicale riforma costituzionale da noi richiesta, con la conseguente necessaria revisione dell’attribuzione delle funzioni e delle deleghe ai diversi livelli dell’apparato amministrativo dello Stato.
Si è proceduto all’accorpamento delle Province, anziché alla loro abolizione, con lo scopo di “ ottenere maggiore efficienza, snellire gli apparati burocratici, ridurre i costi della politica e identificare una sede appropriata per affrontare le grandi questioni infrastrutturali e relative alla pianificazione e ai servizi che interessano la scala sub-regionale”. E’ quello che sta avvenendo? Anzi la domanda a questo punto è: cosa sta avvenendo?
La nuova impostazione prevede l’affidamento alle Province risultanti dall’accorpamento delle funzioni definite di area vasta: quelle cioè inerenti la cura del territorio, la gestione dei trasporti provinciali e la programmazione della rete scolastica con la gestione dell’edilizia scolastica per le scuole secondarie di secondo grado. Tutte le altre funzioni conferite dalla normativa vigente alle Province verranno trasferite dallo Stato ai Comuni entro il 31/12/2012, con il contestuale trasferimento dei beni e delle risorse umane di competenza.
Rimane fermo il potere delle Regioni di conferire alle Province funzioni amministrative nelle materie di propria competenza legislativa, come le funzioni in materia di acqua e rifiuti, oppure quelle inerenti le politiche del lavoro e della formazione professionale.
Gli organi di governo della Provincia saranno il Consiglio provinciale e il Presidente della provincia. Vengono dunque soppresse le giunte provinciali, mentre i consigli provinciali diverranno organi elettivi di secondo grado, non più eletti direttamente dal corpo elettorale, bensì dai sindaci e dai consiglieri comunali del territorio provinciale.
La sfida degli amministratori locali sarà quella di compensare i notevoli tagli dei trasferimenti statali alle Province con i risparmi realizzabili dalla riforma, in modo da non tagliare i servizi ai cittadini. Personalmente però ritengo avesse più senso eliminarle totalmente piuttosto che riformarle come è stato fatto. Per la loro conformazione e competenze le Province erano già considerate un ente distante dai cittadini, ore che sono state eliminate anche le elezioni finiranno inevitabilmente per allontanarsi ancora di più.

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